Museo Civico di Leonessa (Ri)   -   (+39) 0746-923212

L'Illuminazione


I rami di ginepro
Quando la povertà era tanta, per rischiarare la zona prospiciente il focolare, si usava accendere fascetti di rami di ginepro che bruciavano dando una luce vivida e chiara. Nella confinante Valnerina abbiamo udito le anziane ricordare quando, nella loro fanciullezza, sedute accanto al focolare, eseguivano i compiti scolastici alla luce della fiamma del ginepro. In altre zone d’Italia si usavano, per l’illuminazione, rami di piante resinose, come il pino silvestre nelle zone alpine. Nel sud, in Calabria, fino all’introduzione della corrente elettrica, l’illuminazione con i rami di pino era molto diffusa (significativo il nome dialettale dèda derivato dal latino taeda, “albero resinoso”).

Candele e candelieri
Nella rigida autarchia d’un tempo, alla candela di cera si preferiva il più economico lumino ad olio. In certe occasioni, tuttavia, ad esempio per il culto ai defunti, si usavano candele di fabbricazione industriale.

Lucerne a olio
La lucerna ad olio tipica del contado leonessano, erede delle antiche lucerne romane e italiche, era di ferro, munita di un unico becco (monolychnē) e di un supporto girevole in tondino di ferro con un gancio all’estremità che permetteva di appendere e orientare la lucerna.

Lanterne a olio
Usate per essere trasportate, le lanterne erano destinate a proteggere, all’interno di una struttura munita di pareti di vetro, un lumino alimentato a olio. Le lanterne hanno uno sportellino apribile; un’apertura nella parte superiore destinata alla fuoriuscita del fumo, protetta da una sorta di piccola cupola in lamierino; un gancio in filo di ferro munito di un anello nella parte superiore, assicurato alla parte superiore della lanterna. All’interno, il lumino ad olio.


Lanterna ad olio. Lamierino di latta e vetro.
Alla base: cm. 13,5 x 13,5 h. cm. 25,5 (escluso il gancio). Ocre S. Paolo. Collezione privata



Lumino a olio contenuto nella lanterna di cui sopra. Ricavato dal fondo di un barattolo di latta saldato a stagno su una base in lamierino ritagliata da una latta di alici. Al centro, solidale a una piccola leva che apre e chiude il foro per il rifornimento dell’olio, il porta-stoppino. Nella parte inferiore, un linguella permette d’inserire il lumino in un apposito alloggiamento costituito da due fessure tagliate nella base della lanterna. Diametro lumino: cm. 6,5 h. cm. 2,7. Ocre S. Pietro.



Lampade a olio
Le lampade a olio erano rare, limitate soprattutto a lampade di piccole dimensioni usate a scopo votivo dinanzi alle immagini sacre. Vi è però da dire che il fioco calore di questi lumini permetteva, di notte, di rendere meno fitte le tenebre nella stanza da letto. Un tempo, quando nella stanza da letto dormiva un neonato, si evitava il buio completo per timore delle streghe le quali, metamorfosate in animali, potevano introdursi in casa per succhiare il sangue ai pargoli. Questa credenza era molto diffusa e intensi ricordi di quell’antico terrore riaffiorano spesso ancora oggi nella memoria dei più anziani.


Lumino ad olio da Leonessa. Corpo globulare in vetro munito di filettatura su cui è avvitato il porta-stoppino. Sul corpo, in rilievo, stella a cinque punte con inscritto un cerchio al centro del quale, in rilievo, una O. Misure: h. (compreso beccuccio del porta-stoppino) cm. 9 diam. max cm. 4,8; diam. int. del beccuccio mm. 4. Collezione privata.

 

Lampade a petrolio (lo lume).
Le tipologie delle lampade a petrolio usate nel contado, si riducono a due: lampade composte da un contenitore in vetro, in genere di forma cilindrica, sul quale si avvitava il porta-stoppino, usate come lampade fisse; lampade da trasporto con contenitore del petrolio in ferro, munite di manico.


Lampada a petrolio (n. i. 247)

provenienza: Leonessa
materiale: latta, vetro
descrizione: Marca: Iupiter. Questa lanterna era usata anche da appendere al carretto
misure: h. (manico compreso) cm. 39,3; diam. alla base cm. 15
acquisizione: dono
stato di conservazione: ottimo

anno: 2015


Lampade ad acetilene (“la scentilèna”).
Prima dell’introduzione dell’energia elettrica e anche dopo, là dove non esistevano impianti d’illuminazione, ad esempio nella stalla, si usavano lampade ad acetilene.



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