Museo Civico di Leonessa (Ri)   -   (+39) 0746-923212

Friday, 28 July 2017 14:05

Recipienti da vino

Recipienti da vino.
Data l’altitudine, Leonessa non produce vino. A parte le varie osterie aperte sia in città che nelle frazioni, quotidiani punti di ritrovo serale per un pubblico esclusivamente maschile, il consumo domestico di vino era abbastanza ridotto, limitato in genere ai momenti festivi. Per l’approvvigionamento, il vino lo si importava dall’Ascolano, dalla vicina Valnerina, oppure dalla piana di Rieti. Vi era anche l’uso, specie da parte di gestori di spacci pubblici, di comprare il mosto lasciandolo fermentare. In questo modo, tuttavia, date le basse temperature autunnali insufficienti a permettere un’adeguata fermentazione, si otteneva un vino decisamente asprigno e soggetto a intorbidirsi. Vi era anche chi importava l’uva e provvedeva personalmente alla vinificazione. Anche in questo caso, tuttavia, si otteneva un vino simile a quello ottenuto partendo dal mosto. Nei lavori agricoli, come dissetante, si usava aggiungere all’acqua una piccola quantità di vino.

Botti.
Le botti da vino, a Leonessa e frazioni, erano usate in prevalenza da osti e rivenditori di vino mentre, per l’uso domestico, si usavano botticelle o damigiane 

Damigiane (dàmmiggiàne).
Le damigiane in vetro erano fornite di un rivestimento di paglia, o di assicelle di legno.                                                 

Misure di capacità.
Le misure di capacità da vino, in genere, non facevano parte della dotazione famigliare essendo usate negli spacci od osterie. Contrassegnate dal bollo dello Stato, garantivano l’esatta quantità del contenuto. Le misure da vino contenevano un quarto di litro, mezzo litro, un litro. Il nostro Museo possiede un raro esemplare di misura da vino in vigore nello Stato Pontificio (dunque precedente il 1861).

 

misura da vino dello Stato Pontificio – “mezzetta (n. i. 262)

provenienza: Leonessa
materiale: vetro
descrizione: antica misura di capacità per vino usata, prima dell’unità d’Italia, nello Stato Pontificio. Sull’orlo superiore, a rilievo, è impresso il bollo caratteristico di queste misure pontificie: il “fiore” a otto “petali” (o “stella” a otto “raggi”)
misure: h. cm.  26,4; diam. cm. 9,8; bocca : diam. (int.) cm. 7
stato di conservazione: buono (incrinatura verticale)
acquisizione: dono di Dino Maddalena

anno: 2010

 

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Friday, 28 July 2017 13:28

Mestoli e ramaioli

Ramaiolo per attingere (rammèlla).
Appeso a un manico della conca, o adagiato a galleggiare sull’acqua, vi era il ramaiolo usato sia per bere che per attingere. Di rame, con manico in ferro desinente a forma di gancio, il manière era munito di uno o due beccucci, in quest’ultimo caso, per essere impugnato agevolmente anche dai mancini.

 

Mestolo da attingere, ramaiolo – rammèlla (n. i. 116)

provenienza: Ocre (Leonessa)
materiale: rame stagnato all’interno, manico in ferro ripiegato all’estremità, spianato a martello e fissato al mestolo con tre rivetti
descrizione: il mestolo è munito di due beccucci in modo da poter essere usato sia con la mano destra che con la sinistra
misure: l. tot. 42, 3; mestolo: diam. 12 (esclusi beccucci) e diam. 9; h. cm. 6,8; manico in ferro: l. cm. 32 (fino all’attacco al mestolo) lg. cm. 2, spess. mm. 4
stato di conservazione: ottimo
acquisizione: dono di Augusto Ciaglia

anno: 2007

Secondo un’antica tradizione, quando, al mattino, il ramaiolo che era stato lasciato poggiato sulla superficie dell’acqua si ritrovava affondato nella conca, si interpretava il fatto come un avvertimento da parte delle anime dei defunti bisognosi di suffragio. Il tema mitico della sete dei morti è presente già dall’antichità nella cultura greca e romana.

 

Ramaiolo. Dalla frazione di Ocre: l. cm. 42,3; diam. cm. 14 e cm. 11,3. Collezione privata

 

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Friday, 28 July 2017 13:20

Recipienti per liquidi e solidi

Conca da acqua (la conca).

La conca in rame serviva al trasporto dell’acqua dal fontanile, o dal pozzo, alla casa. Veniva portata in equilibrio sulla testa appoggiandola su un cercine (ròccia) ottenuto arrotolando strisce di stoffa. La forma a clessidra –“conca a bicchiere”, o “conca a vaso”– è più moderna dell’antica conca abruzzese, anch’essa a due manici, dalle pareti appena rastremate (“conca tonda”). Come in questo esemplare, la conca poteva essere decorata mediante incisioni.

 

Conca – conca (n. i. 117)

provenienza: Ocre (Leonessa)
materiale: rame stagnato all’interno, manici in rame
descrizione: brocca di tipo abruzzese,  interamente in rame  compresi  i manici a piattina fissati con rivetti di rame; il labbro è saldato al corpo; a un terzo dall’orlo, il diametro si restringe per poi allargarsi fino a raggiungere la misura del diametro della bocca, a una decina di centimetri dalla base si restringe di nuovo. Base concava. Il corpo della brocca è decorato a sbalzo da segmenti a zigzag affiancati da punti. L’orlo è rinforzato tutt’intorno da una piattina di rame alta cm. 2, fissata al labbro da rivetti, sulla quale è stato ribattuto per alcuni millimetri
misure: h. cm. 29;  diam. alla bocca cm. 31,6 diam. alla base del labbro cm. 19,6; orlo: h. cm. 9
stato di conservazione: ottimo
acquisizione: acquistata a Stefano Marchetti

anno: 2009

Conca. Diam. alla bocca cm. 53; h. cm. 30. Ocre S. Paolo. Collezione privata

 

Conca di rame. In questa tipologia, la parte inferiore dei due manici non è fissata al corpo della conca. Diam. alla bocca cm. 30, h. cm, 30,2. Ocre S. Pietro. Collezione privata    

 

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