Museo Civico di Leonessa (Ri)   -   (+39) 0746-923212

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Mestoli (sgommarèlli).
I mestoli più antichi erano di rame stagnato con manico in ferro. Più tardi vennero sostituiti da mestoli di ferro smaltato, in seguito di alluminio.

Nella foto: Mestolo in rame. Diam. alla bocca cm. 10,5 diam. alla base cm. 7,2 l. cm. 33,2. Ocre S. Pietro. Collezione privata    

Cucchiaie di legno (cucchiarélle; cucchiare; cucchiarò’).
Di varie forme e dimensioni, ricavate soprattutto dal legno del faggio, un tempo erano autocostruite
                                            

Colini (schiumarole).
I colini più antichi erano in rame. Più tardi vennero sostituiti da colini in ferro smaltato, poi di alluminio. Appartengono alla categoria dei colini anche le “schiumarole”, grossi colini muniti di manico in ferro usati per estrarre dalla cagliata la ricotta, e le scolapaste usate per scolare la pasta ma anche il siero di latte.


Antica schiumarola di rame stagnata all’interno; manico di ferro. Diam. cm.22,2  l. cm. 44. Ocre S. Pietro. Collezione privata 

     

Antico colino in rame stagnato all’interno. Diam. all’orlo cm. 22,1 h. cm. 4,5.  Ocre S. Pietro.
Collezione privata


     

Colapasta in rame. I fori sono disposti a formare un motivo floreale a sei petali, come le caratteristiche decorazioni delle arche abruzzesi. Diam. all’orlo cm. 31,2 diam. alla base cm. 25 h. cm. 6,4

 

Imbuti (‘mmuttaturu).
Gli imbuti più antichi erano in rame.

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Forchette da scalco (forchettoni).
Le lunghe forchette da scalco, bidenti, usate per togliere la carne dal fuoco o prelevare il bollito dalla pentola, erano in ferro con l’estremità superiore ripiegata per permettere di appendere la forchetta.

Forchetta da scalco   forchettò(ne) (n. i. 96)

provenienza: Ocre (Leonessa)
materiale: ferro
descrizione: forchetta a due rebbi
misure: h. cm. 46; diam. corpo mm. 8; lg. rebbi cm. 11; distanza tra i rebbi cm. 4,2
stato di conservazione: ottimo
acquisizione: dono di Augusto Ciaglia

anno: 2007

 


Coltello da cucina –  cortéllu (n. i. 265) 

provenienza: Leonessa
materiale: ferro, legno
descrizione: coltello da carne, tracce di percussione sul dorso; marchio sulla lama: MFE TORINO
misure: l. tot. cm 40,8; l. lama cm. 27,4; lg. lama alla base cm. 6,4
stato di conservazione: ottimo
acquisizione: dono

anno: 2014

 

Coltelli.
Coltelli di varie fogge, quasi sempre di fabbricazione industriale, erano usati per le diverse operazioni culinarie, oltre che per la lavorazione delle carni, in specie la carne di maiale.
                                            

Coltelli da cucina.
Oltre che per tagliare la carne, il coltello grosso con la lama dal profilo curvilineo era usato per tagliare la sfoglia della pasta fatta in casa. Coordinando i movimenti della mano destra, che alzava e abbassava il coltello poggiato all’asse di lavoro ruotando sull’estremità della lama e della mano sinistra che, poggiata sulla sfoglia arrotolata, la spingeva marcando con le tre dita medie la larghezza del taglio, le massaie esperte ottenevano tagli uniformi con sorprendente velocità.


Coltello da cucina –  cortéllu (n. i. 264)

provenienza
: Leonessa
materiale: ferro, legno
descrizione: coltello per usi vari
misure: l. tot. cm. 37, 8; l. lama cm. 27,1; lg. lama alla base cm. 4,2
stato di conservazione: ottimo
acquisizione: dono

anno: 2014


Trincianti (mannare).
Il trinciante a un solo taglio (mannarèlla) era usato per separare la carne dall’osso, o per tagliare tranci di carne attaccata all’osso. Di fabbricazione locale, o più spesso industriale, munito di manico di legno formato da guanciole assicurate al codolo mediante rivetti, il trinciante ripeteva le forme degli antichi trincianti romani documentati nell’iconografia. Esistevano anche trincianti di dimensioni minori, ricavati da un solo pezzo di ferro, e trincianti a doppio taglio, costruiti da fabbri locali, come documenta l’esemplare qui riprodotto.


Trinciante. Dalla Frazione di Villa Bigioni: l. cm. 26,3; lg. tagliente cm. 8,7; spess. max. cm. 1. Fabbricazione artigianale. Collezione privata.

 

Il tagliere (battiluntu / tajere).
Nella cucina rurale il tagliere occupava un posto molto importante: non v’era salsa, specie nei giorni di festa – eccettuando la Quaresima – per la quale non si usasse il battuto di lardo. Il nome del tagliere deriva proprio da questa funzione: battere il lardo e, in genere, i tessuti adiposi del porco (l’untu). Il tagliere era ricavato da una spessa tavola di faggio, o di quercia. Nei giorni di festa, fin dal mattino presto, nei vicoli dei borghi si udiva il battere fitto della mannaia sul tagliere e quello del coltello pesante col quale la massaia tagliava la sfoglia della pasta appena fatta in casa.



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Friday, 28 July 2017 14:29

Pentole e tegami di coccio

Pentole e tegami di coccio.
Questi economici recipienti erano di gran lunga i più diffusi. Non essendovi a Leonessa artigiani figulini, erano acquistati nelle fiere stagionali, o nelle locali botteghe.

Pentolini.
Pentolini di coccio di varie dimensioni erano usati specialmente per preparare il “caffè”. Abbiamo scritto tra virgolette per chiarire il fatto che il caffè (Coffea arabica) nel ceto rurale era usato solo in occasioni speciali. Nel quotidiano, prendevano il nome di “caffè” surrogati del medesimo ottenuti tostando l’orzo e perfino certe qualità di ghiande.

 

Pentolino in terracotta – piluccia (n. i. 211)

provenienza: San Vito (Leonessa)
materiale: terracotta
descrizione: corpo di profilo cilindrico rastremato verso l’alto e munito di  due piccole  anse a nastro contrapposte diametralmente; base piana; labbro assente; bocca circondata da una scanalatura; una seconda scanalatura a circa un terzo dall’altezza. Interno invetriato. La donatrice ricorda che il recipiente era usato per preparare il caffè
misure: diam. max. cm. 10,7; diam. della bocca (esterno) cm. 9,1 e cm. 9,1 (interno); h. cm. 8,1
acquisizione: dono di Maria Adelaide Di Persio
stato di conservazione: ottimo

anno: 2014

 

Mastelli.
I mastelli più antichi, di forma tronco-conica, erano realizzati con doghe di legno tenute ferme da cerchi di ferro o da fasce di legno (in genere di ornello, o nocciolo). A Leonessa vi erano artigiani, detti “cerchiari”, specializzati nella realizzazione di queste fasce lignee che permettevano una tenuta ottimale.

Secchi (sicchi). 
I secchi più antichi, al pari dei mastelli, erano realizzati anch’essi con doghe di legno. Più tardi vennero introdotti nell’uso quotidiano i secchi di ferro zincati.

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Friday, 28 July 2017 14:26

Padelle

Padelle.
In epoche recenti, le padelle, in genere, erano di ferro e di fabbricazione industriale. Sopravvivevano, però, nell’uso domestico le vecchie padelle di rame col manico di ferro ereditate dagli avi, oggi appese in bella mostra nelle cucine moderne.

Padella di ferro.
Dopo l’uso, per evitare che arrugginisse, la padella di ferro veniva leggermente unta col grasso di maiale. La padella era usata principalmente per le fritture. Per le salse, veniva usato il tegame di coccio.

 

Padella (n. i. 268) 

provenienza: Leonessa
materiale: ferro
descrizione: fabbricazione industriale
misure: diam. max. cm. 22,5; l. cm. 45
acquisizione: dono di Silvana Pasquali
stato di conservazione: ottimo

anno: 2014    

 

Padelle per tostare.
Le più semplici erano ottenute forando il fondo di una padella di ferro, ma, sebbene meno frequenti, erano anche usate padelle-tostatrici di fabbricazione industriale munite di manovella e setto girevole.

Padella per tostare munita di fori.
Il tipo più comune era la padella di ferro dal fondo munito di fori usata soprattutto per arrostire le ghiande, più raramente le castagne. Queste ultime non sono prodotte localmente.

Padella per tostare con fondo forato (n. i. 203)ù

provenienza: San Vito (Leonessa)
materiale: ferro
descrizione: padella con lungo manico da appoggiare ad apposito treppiede. Il fondo è stato forato utilizzando un chiodo a sezione quadrata di mm. 7 x 7
misure: diam. sup. cm. 36,8; diam. inf. cm. 23; manico: l. cm. 45
acquisizione: dono di Maria Adelaide Di Persio
stato di conservazione: ottimo

anno: 2014

Padella di rame con manico in ottone usata per tostare. Diam. 30,2 h. cm. 6 l. tot. cm. 53. Ocre S. Pietro. Collezione privata.

Padella per tostare con setto girevole.
Di fabbricazione industriale, questo tipo di padella era usata soprattutto per tostare orzo o caffè.

 

 

 

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Friday, 28 July 2017 14:22

Cuccume o “caffettiere”

Cuccume“caffettiere” (cùccume).
Cuccume di rame, munite di manico e becco, erano usate per preparare l’orzo, o surrogati del caffè, meno frequentemente il caffé.

Nella foto accanto: Cuccuma di rame con manico in ottone. In corrispondenza al beccuccio, sul corpo, serie di fori a servire da filtro. Diam. alla bocca cm. 10,4 diam alla base cm. 13,4 h. cm. 15,2 (senza coperchio). Ocre S. Pietro.
Collezione privata 


Cuccuma con manico in ottone. Fori dietro il beccuccio a servire da filtro. Diam. alla bocca cm. 9,8 diam. alla base cm. 11,9 h. cm. 15,2. Ocre S. Pietro. Collezione privata 

 
Cuccuma di rame. Serie di fori, dietro il beccuccio, a servire da filtro. Diam. alla bocca cm. 8,5 diam. alla base cm. 11,8 h. cm. 16,3. Ocre S. Pietro. Collezione privata     

 

 

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Friday, 28 July 2017 14:18

Pentole e tegami di rame

Pentole e tegami di rame.
Dovuto al maggior costo, le pentole di rame erano, in genere, appannaggio delle famiglie abbienti, o poco più abbienti della media. Chi non poteva permettersi questo “lusso”, usava pignatte di coccio di varie forme e dimensioni.

 

Pentola di rame – pila (n. i. 246)

provenienza: Leonessa
materiale: rame, ferro
descrizione: pentola in rame di forma troncoconica con ingrossamento nella parte inferiore,  munita di due manici di ferro fissati ciascuno da tre ribattini, uno in basso, due in alto. L’orlo superiore è cerchiato da un’esigua fascia di rame
misure: h. cm. 26,5; diam. alla bocca cm 23; diam. max. cm. 27,5
acquisizione: dono
stato di conservazione: ottimo

anno: 2015


Tegame di rame non stagnato all’interno. Maniglie d’ottone. Diam. alla bocca cm. 18, h. cm. 10,3. Ocre S. Pietro.
Collezione privata

 

      

Pentola in rame con manico di ferro stagnata all’interno. Diam. alla bocca cm. 18,2, h. cm. 18, 4. Ocre S. Pietro.
Collezione privata


 

 

 

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Friday, 28 July 2017 14:13

Orci

Orci.

Orci di varie forme e dimensioni erano usati per conservarvi prodotti alimentari (specialmente farina e sale). La chiusura era effettuata mediante carta oleata, o stoffa, assicurata al collo del vaso mediante legaccio.

Nella foto: Orcio di terracotta invetriato all’interno e su bocca collo e spalla all’esterno; piede anulare. Proveniente da Pacce, fraz. di Morro Reatino. Diam. cm. 18,8; bocca: diam. cm. 15,8; piede : diam. cm. 11,2 h. cm. 21,5  32,5. Collezione privata.   

Orci per lo strutto di maiale.
Lo strutto di maiale – assogna / ‘nsogna – nella dieta della famiglia rurale era normalmente usato al posto dell’olio, la cui produzione esulava dalla rigida economia autarchica d’un tempo. Salse, fritture e perfino dolci erano preparati usando lo strutto di maiale al posto dell’olio. Lo strutto poteva essere conservato nella vescica del maiale, la cui estremità veniva chiusa da un laccio, oppure in recipienti di terracotta invetriata. Gli orcioli adibiti alla conservazione dello strutto erano di dimensioni modeste e muniti, in genere, di una bocca di diametro ridotto. 

Orcio in terracotta usato per la conservazione dello strutto  di maiale (n. i. 259)

provenienza: fraz. Ocre
materiale: terracotta
descrizione: orcio di terracotta con invetriatura interna ed esterna fin nel terzo inferiore. Corpo cilindrico rastremato in basso e in alto. Piede anulare. Bocca ad orlo ingrossato
misure: diam. max. cm. 14,7; bocca : diam. cm. 10,7; piede : diam. cm. 9,2; h. cm.  17,2
stato di conservazione: ottimo
acquisizione: dono di Stefano Marchetti

anno: 2012


Orcio in terracotta invetriata all’interno e all’esterno. Proveniente da Villa Bigioni, fraz. di Leonessa. Diam. cm 16,6; bocca  diam. cm. 9,4; piede : diam. cm. 9,8; h. cm. 16,4. Collezione privata.

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Friday, 28 July 2017 14:08

Recipienti per l’olio

Recipienti per l’olio.

L’olio compariva assai di rado sulla mensa rurale nelle preparazioni culinarie, veniva usato nella preparazione della salsa di magro con cui veniva condita la tradizionale pasta di Natale, o per condire, nella medesima occasione, le zuppe di legumi usate da tempi immemorabili. A differenza della Valnerina, che presenta fasce climatiche adatte alla coltivazione dell’olivo, l’altopiano leonessano non è adatto a questa preziosa pianta. L’olio lo si comprava a piccole dosi negli spacci alimentari, dove veniva venduto sfuso, oppure direttamente dal venditore d’olio ambulante conosciuto come “l’ojararu”.

Grandi recipienti per l’olio.
Dei grandi recipienti in terracotta destinati a contenere olio, il più notevole ed anche il più antico è quello conservato presso il locale Convento dei Frati Minori. L’orcio risale al 1701.


particolare data: 1701

Nella foto in alto: Interessante notare come il recipiente abbia tre fori, siti a differente altezza, usati per spillare il contenuto. Il foro più alto permetteva di utilizzare l’olio nuovo; il secondo permetteva di prelevare l’olio più maturo; il terzo di prelevare il sedimento (“la morchia”).

 

Oliera con beccuccio (stagnòla).
In casa, l’olio era conservato in uno speciale recipiente di latta zincata munito di manico e di un lungo beccuccio, conosciuto come “la stagnòla”.                                                    

Saliere.
Scomparse, in pratica, dall’uso nel corso degli anni Cinquanta, le saliere tradizionali erano cassettine di legno con coperchio superiore apribile, appese accanto alla cucina, o al focolare. Una saliera era destinata a contenere il sale grosso, l’altra il sale fino.    

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Friday, 28 July 2017 14:05

Recipienti da vino

Recipienti da vino.
Data l’altitudine, Leonessa non produce vino. A parte le varie osterie aperte sia in città che nelle frazioni, quotidiani punti di ritrovo serale per un pubblico esclusivamente maschile, il consumo domestico di vino era abbastanza ridotto, limitato in genere ai momenti festivi. Per l’approvvigionamento, il vino lo si importava dall’Ascolano, dalla vicina Valnerina, oppure dalla piana di Rieti. Vi era anche l’uso, specie da parte di gestori di spacci pubblici, di comprare il mosto lasciandolo fermentare. In questo modo, tuttavia, date le basse temperature autunnali insufficienti a permettere un’adeguata fermentazione, si otteneva un vino decisamente asprigno e soggetto a intorbidirsi. Vi era anche chi importava l’uva e provvedeva personalmente alla vinificazione. Anche in questo caso, tuttavia, si otteneva un vino simile a quello ottenuto partendo dal mosto. Nei lavori agricoli, come dissetante, si usava aggiungere all’acqua una piccola quantità di vino.

Botti.
Le botti da vino, a Leonessa e frazioni, erano usate in prevalenza da osti e rivenditori di vino mentre, per l’uso domestico, si usavano botticelle o damigiane 

Damigiane (dàmmiggiàne).
Le damigiane in vetro erano fornite di un rivestimento di paglia, o di assicelle di legno.                                                 

Misure di capacità.
Le misure di capacità da vino, in genere, non facevano parte della dotazione famigliare essendo usate negli spacci od osterie. Contrassegnate dal bollo dello Stato, garantivano l’esatta quantità del contenuto. Le misure da vino contenevano un quarto di litro, mezzo litro, un litro. Il nostro Museo possiede un raro esemplare di misura da vino in vigore nello Stato Pontificio (dunque precedente il 1861).

 

misura da vino dello Stato Pontificio – “mezzetta (n. i. 262)

provenienza: Leonessa
materiale: vetro
descrizione: antica misura di capacità per vino usata, prima dell’unità d’Italia, nello Stato Pontificio. Sull’orlo superiore, a rilievo, è impresso il bollo caratteristico di queste misure pontificie: il “fiore” a otto “petali” (o “stella” a otto “raggi”)
misure: h. cm.  26,4; diam. cm. 9,8; bocca : diam. (int.) cm. 7
stato di conservazione: buono (incrinatura verticale)
acquisizione: dono di Dino Maddalena

anno: 2010

 

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Friday, 28 July 2017 13:41

Cercine

Cercine per il trasporto della conca (roccia / corolla).

Per trasportare la conca, la donna usava collocarsi sulla testa un cercine ricavato da uno straccio arrotolato e piegato a formare un anello. Un tipo speciale di cercine era costruito utilizzando gli steli delle spine di grano e intrecciandoli mediante un elaborato intreccio. Il Museo possiede due rari esemplari di questo tipo di cercine, intrecciati all’epoca della mietitura, provenienti entrambi dalla frazione di San Vito (nn. inv. 213 e 214). Attualmente, la tecnica d’intreccio è perduta.

 

Cercine per il trasporto della conca ròccia / corolla (n. i. 213)

provenienza: San Vito (Leonessa)
materiale: paglia
descrizione: cercine da  sistemare sopra la testa utilizzato per  il trasporto   di conche, o  canestri.  Il cercine è composto da una parte interna, anulare, fatta di fibre di paglia attorno alla quale sono stati intrecciati ad arte legamenti di paglia annodati ciascuno all’estremità superiore
misure: diam. int. cm. 17 max.
acquisizione: dono di Maria Adelaide Di Persio
stato di conservazione: ottimo

anno: 2014

 

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