Museo Civico di Leonessa (Ri)   -   (+39) 0746-923212

Wednesday, 26 July 2017 13:51

Spiedi

Spiedi  (spidi).


Gli spiedi avevano tutti la medesima forma ed erano ricavati da un tondino di ferro appiattito a caldo, appuntito a un’estremità e, sull’altra, attorto  a formare un manico munito di gancio. La lunghezza dello spiedo variava dai 50 cm. ca. agli 80 cm. ca.
Appoggiato alle apposite sporgenze degli alari o ad altro supporto, lo spiedo veniva fatto girare sulla brace. Come per la graticola, anche l’uso della carne arrostita allo spiedo era riservato specialmente a occasioni festive.

Spiedo – spidone / schidone / schidù’ (n. i. 97)
provenienza: Ocre (Leonessa)
materiale: ferro
descrizione:  spiedo con impugnatura a tortiglione ripiegata in alto in forma di ansa. Lo spiedo corto era detto, in dialetto, “schidu”, quello lungo “schidù’”. Fabbricazione artigianale
misure: l. cm. 80,5; manico: l. cm. 11, lg. max cm. 1, spess. max. mm. 5
stato di conservazione: ottimo
acquisizione: dono di Augusto Ciaglia

anno: 2007


Spiedo corto. Dalla Frazione di Ocre: l. cm. 43,5. Collezione privata    

 

Dettagli dell’impugnatura di due spiedi dalla Frazione di Ocre. Collezione privata

Published in La casa rurale
Wednesday, 22 January 2014 00:00

Graticole

Graticole (craticole).
La graticola tradizionale leonessana per uso casalingo era di ferro, costruita artigianalmente. Munita di un manico piatto, fornito di gancio per appenderla quando non era in uso, e di quattro piedi, veniva appoggiata sul piano del focolare, già molto caldo, cosparso di brace.

L’uso dell’arrosto sulla brace avveniva in special modo in occasione di eventi festivi, oppure nel periodo in cui veniva macellato il maiale, o una pecora e v’era abbondanza di carne fresca. La cottura della carne sulla graticola è da considerarsi, comunque, un costume celebrativo non facente parte della quotidianità. Oltre alla carne di maiale, sebbene più raramente, sulla graticola si cuoceva la pecora per la quale si preferiva piuttosto la cottura nel paiolo.
Sulla graticola si preparava anche “la panonta”: fette di pane sulle quali si lasciava colare il grasso del guanciale (barbazza) fino a intriderle completamente. Sul pane, una volta unto in abbondanza col grasso fuso, si adagiavano le fette abbrustolite del guanciale.
Le fette di polenta avanzate da un pasto precedente potevano essere abbrustolite sulla graticola, oppure fritte con lo strutto in padella.
Nella cucina tradizionale leonessana la cottura delle verdure grigliate non era praticata.

graticola di fabbricazione artigianale: tipologia generale

Graticolacraticola (n. i. 90)

provenienza: Villa Bigioni
materiale: ferro
descrizione: la graticola si compone di una piattina di ferro che funge anche da impugnatura, assottigliata e ripiegata ad asola nell’estremità superiore, la quale passa al centro della griglia di cottura. Questa è formata da due piattine di ferro, ortogonali alla piattina centrale e parallele tra esse, fissate da quadrelli di ferro – tre a destra e tre a sinistra della piattina centrale – assicurati mediante rivetti. Le due piattine sono ripiegate ad entrambe le estremità le quali fungono da piedi. Fabbricazione artigianale
misure: l. tot. cm. 67,3; piano di cottura: cm. 31 x cm. 28,5; piattina centrale: lg. cm. 2,2 spess. medio mm. 3; quadrelli: mm. 6
stato di conservazione: buono
acquisizione: dono

anno: 2003
bibliografia: Scheuermeier 1996, II: 183

 

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